Si può riassumere così brevemente: va bene spendere 16 euro per un aperitivo, invece è un furto spendere 10 euro di olio d'oliva. Qual'è il tema? È presto detto: abbiamo perso il senso del valore.
Premessa: chi scrive non è un boomer o un gen-x, bensì un millennial pur sempre istruito alla fatica ed alla disciplina. Ci tengo a fare il paragone dell'aperitivo con l'olio d'oliva, poichè da parte dei miei genitori sussistono umili origini post guerra mondiale, poi emigrati nelle americhe nella seconda metà del secolo scorso. Più nello specifico, da parte di mio padre l'origine ha avuto luogo nella vita di campagna. Insomma, mi son stati trasmessi gli aspetti e valori della "vita bucolica".
Come? Ma chiaramente faticando io stesso nella terra con mio padre, e tante volte praticando anche gli aspetti della "vita da muratore" con tanto di cemento, betonelle ed altro. Infatti, entrambi gli aspetti sono sinergici: se fai l'una, molto spesso non puoi fare a meno dell'altra. Per intenderci, mentre scrivo siamo già nel periodo della raccolta di olive (solo ad uso e consumo familiare) e, se non lo avete mai fatto, fidatevi è tanto lavoro e fatica. Ma è altrettanto vero e bello proprio il valore che si associa a questa fatica!
Ed invece oggi, ci ritroviamo a sottolineare la "perdita di voglia al lavoro" che altro non sarebbe l'equivalente di mancanza di sacrificio. Insomma, si vive nell'austerità tra quella vera secondo la quale si dilapidano fortune non curanti delle conseguenze, e quella finta secondo la quale si chiedono addirittura prestiti pur di andare nella "sacro santa vacanza". Abbiamo perso il senso della misura, come bloccati in uno schema mentale (altresì una radicata abitudine pregressa) che si fatica ad abbandonare, invece di riconoscere che è necessario cambiare marcia.
Ma questa riflessione non è soltanto un’incisiva critica socio-economica; non sono un sociologo, tantomeno un filosofo, uno storico, un parroco, un teologo o un politico. La riflessione è quella di un persona che ha una visione panoramica multiculturale nella propria famiglia internazionale estesa in tutto l'emisfero occidentale, essendo a mia volta nato e cresciuto fuori Italia (e poi dentro l'Italia stessa). Ma qui viene il bello, poichè chi osserva la realtà con gli occhi della fede, tutto questo rappresenta una vera e propria diagnosi della nostra salute spirituale che va ben oltre l'attenzione alla cultura.
Così, saltiamo subito nei versetti del profeta Isaia che rivolgeva già un interrogativo cruciale che risuona oggi con straordinaria attualità; ✝️ Isaia 55:2: «Perché spendete denaro per ciò che non è pane, e il vostro guadagno per ciò che non sazia?» Sì, siamo immersi in una cultura che ha elevato l’effimero a valore supremo. L’aperitivo esteticamente curato, l'immagine da esibire sui social network e la partecipazione al locale di tendenza sono diventati priorità incontestabili.
Siamo disposti a pagare senza riserve per l'apparenza e il fumo, mentre ci sdegniamo di fronte al giusto costo del pane, dell'olio e del lavoro agricolo essenziale. I nostri nonni custodivano la sacralità del cibo e della terra, riconoscendo che dietro ogni goccia d’olio o pezzo di pane c’è la benedizione della provvidenza divina unita al sudore e alla dignità dell'uomo.
Se è vero che il nostro corpo è il tempio dello Spirito Santo, così il sudore nel lavoro è la dignità del creato. Nel libro della ✝️ Genesi 3:19 si legge: «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane». Nel disegno di Dio, il lavoro manuale e la cura della terra non costituiscono una mera condanna, ma rappresentano la cooperazione attiva dell'uomo alla Creazione. Quando un agricoltore coltiva i campi, impiega pazienza, dedizione e fatica costante, attendendo i frutti della natura con rispetto e fiducia.
Come ricordava il filosofo John Locke, il valore autentico scaturisce dal lavoro umano incorporato nella materia. Tuttavia, una cultura orientata al consumo immediato tende a disconoscere questa fatica interiore e fisica. Si pretende che il lavoro onesto e primario costi pochissimo, per poi dilapidare risorse per ciò che non lascia alcun nutrimento profondo.
Badate bene, non sto dicendo che ora dobbiamo alzarci ed andare a lavorare nei campi, a meno che non siate parte integrante di quella fetta di giovani che il governo vuole stimolare con sovvenzioni per risollevare l'agricoltura del paese. Tantomeno questo è un invito ad isolarsi ignorando l'invito di un amico allo svago. Piuttosto e come tutto, ogni cosa va misurata nel giusto equilibrio. Con queste affermazioni, e sulla base dell'esempio cardine di una vita bucolica, sto suggerendo di dare altrettanto valore a ciò che fate nel vostro lavoro (e farlo anche con amore, da bravi cristiani).
Se poi il lavoro svolto non è la vostra prima scelta, son altre argomentazioni che possiamo riservare nei prossimi articoli. Piuttosto, non appena si parla di "vita bucolica", si pensa subito ai tempi ormai passati dai valori antichi e pertanto superati ed irrecuperabili, tale è "l'ubriachezza moderna" nel quale siamo immersi. E poi, tanto per "allungare il brodo" sui soliti detti, ecco che sentiamo anche pronunciare la nota contraddizione: «Si stava meglio, quando si stava peggio».
Non commettiamo l'errore di pensare che i tempi antichi fossero migliori. Basta guardare la storia per capire il perchè di oggi, ma siccome siamo cristiani voglio citare ✝️ Qoelet 7:10 (il libro dell'Ecclesiaste) «Non dire: "Come mai i tempi antichi erano migliori di questi?", perché non è da saggio domandarsi questo». Qoelet (Salomone) ci mette in guardia dalla tentazione di idealizzare il passato a scapito del presente. Pensare che "i vecchi tempi" fossero idilliaci o esenti da problemi è spesso frutto di una memoria selettiva.
Il testo afferma esplicitamente che porsi questa domanda non è un atteggiamento saggio, poiché ogni epoca ha le proprie sfide, le proprie grazie e i propri mali. Concentrarsi sul passato impedisce di vivere con responsabilità e discernimento il tempo presente che Dio ci dona.
Il presente periodico non perde mai di vista l'obiettivo di invogliarvi nel leggere la Bibbia, così non posso esimermi dal citarvi anche il Siracide che descrive con precisione il lavoro e la fatica del ceramista (vasellaio) in ✝️ Siracide 38:29-30 «Così il vasellaio che siede al suo lavoro e gira con i suoi piedi la ruota, è sempre in ansia per la sua opera e conta tutti i suoi vasi; plasma l'argilla con il suo braccio, prima del fermarsi ne curva la forza; mette il suo cuore per finire la verniciatura e la sua cura è di pulire il forno». Più avanti nel testo, il Siracide riconosce che gli artigiani (compreso il vasellaio) sono indispensabili per la società e la manutenzione del mondo. ✝️ Siracide 38:34-39: «Tutti costoro confidano nelle loro mani; ognuno è esperto nel suo mestiere... Senza di loro non si edifica alcuna città...»
Anche Gesù stesso invitava di tornare all'essenziale e scegliere le cose vere. Infatti, nel Vangelo di ✝️ Matteo 6:25, Gesù richiama all'ordine delle priorità: «La vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?».
Insomma, è necessario ritrovare il senso del valore, tanto dal punto di vista etico morale quanto sotto il profilo cristiano. Ciò richiede tre scelte precise:
Riconoscere la dignità del lavoro umano: Valorizzare e retribuire equamente il lavoro di chi produce con onestà e sacrificio. Preghiamo perchè i potenti al comando del governo possano dare sempre più peso a tutto questo in contrasto con le potenziali ristrettezze LINK103
Distinguere il necessario dal superfluo: risvegliare la virtù della temperanza, riscoprendo la gratitudine per il sostento quotidiano, perchè fedeli nelle piccole cose
Liberarsi dall'idolatria dell'immagine: Non definire il proprio valore personale in base alle mode o all'ostentazione sociale, ma sulla solida verità della vita.
Scegliere "le cose vere" significa preferire la sostanza alle illusioni, benedire la fatica di chi lavora la terra e custodire il cuore da ciò che appare senza saziare. In altre parole, sacrifichiamo quell'aperitivo delle ore 18 ed invece, spendiamo per cose che hanno davvero un valore, come l'olio di oliva.
In tal senso, non dimentichiamo la carità, poichè sarebbe ancora meglio spendere per le persone, ossia investire sulle persone. È un invito a sacrificare voi stessi per dare al prossimo, ad esempio compiere una spesa ricorrente per la Caritas donando proprio quella bottiglia di olio d'oliva (ed altro) al prossimo «perché è donando che si riceve...», come ci ricorda ✝️ 1 Timoteo 6:7: «non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla potremo portarci via». Tutto ciò che si tiene per sé, si perde. Ma tutto ciò che si dona al prossimo, lo troveremo in paradiso. E per questa riflessione, mi riservo futuri articoli