Nel programma politico intitolato Futuro Nazionale (pagina 83, capitolo 13, sotto l'intestazione "Valori non negoziabili"), Roberto Vannacci ha riportato all'attenzione pubblica l'articolo 724 del Codice Penale. Tale norma sanziona come illecito amministrativo la bestemmia pubblica contro la Divinità e le espressioni oltraggiose verso i defunti, con sanzioni pecuniarie che vanno da 51 a 309 euro.
L'argomentazione presentata già da alcuni avvocati rileva come queste violazioni vengano spesso tollerate per assuefazione o buonismo ideologico, ipotizzando che un'applicazione più rigorosa delle sanzioni potrebbe generare introiti da destinare al sociale o allo sviluppo del Paese. Con un velo d'ironia, l'analisi mostrerebbe come il lessico regionale o le imprecazioni popolari rischino di trasformarsi in una sorta di "imposta sulla pazienza" o "federalismo fiscale delle tradizioni linguistiche". Pensiamo ai veneti, per esempio!
Abbiamo già parlato su come bestemmiare non sia ammissibile, in particolare bestemmiare lo Spirito Santo (cosa non perdonabile).
E al di là dell'aspetto satirico o contabile, come deve porsi un vero Soldato di Gesù di fronte a questo dibattito?
In primis, ci si dovrebbe soffermare a riflettere tra "La Legge degli Uomini" e la "Legge del Cuore". La legge dello Stato si limita a punire l'atto pubblico esternato con una sanzione economica. Tuttavia, per il credente chiamato alla profonda maturità spirituale, la repressione fiscale della bestemmia rappresenta un mero palliativo umano. Non è la multa statale a purificare il linguaggio, ma la trasformazione interiore del cuore.
Gesù stesso ha ricordato che le parole che pronunciamo non sono casuali: esse sono il riflesso diretto di ciò che dimora nell'anima. La bestemmia o l'offesa verso il Creatore non sono soltanto un illecito amministrativo o una cattiva abitudine culturale, ma l'indicatore di una frattura spirituale profonda e di una mancanza di timor di Dio.
Secondariamente, bisognerebbe stabilire nessun compromesso sull'integrità. Quale esempio migliore se non Tommaso Moro? Come riflettiamo spesso sul nostro periodico, il percorso della fede non vive di apparenze, né di "buonismo ideologico" che tollera il male per comodità.
La Parola ci chiama a una totale disciplina verbale e spirituale: ✝️ Efesini 4:29-30: «Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona che edifichi secondo il bisogno, ditela, affinché conferisca grazia a chi l'ascolta. E non rattristate lo Spirito Santo di Dio...»
Il credente non smette di bestemmiare o di inveire perché teme una sanzione da 51 euro, ma perché riconosce la sovranità assoluta di Dio e la sacralità del Suo Nome. L'integrità del soldato di Cristo si dimostra nel segreto e nel quotidiano: nelle code in autostrada, nei momenti di forte pressione finanziaria o professionale, e in ogni situazione in cui la carne vorrebbe reagire con l'imprecazione.
La vera svolta sociale-spirituale sta in quanto segue: finché la società cercherà di trasformare il peccato e la mancanza di rispetto in una fonte di reddito o di politica economica, rimarrà imbrigliata in una giustizia superficiale. Il vero cambiamento non avverrà mai riempiendo le casse dello Stato con i proventi delle sanzioni, ma portando le anime alla resa totale dinanzi a Cristo.
La nostra battaglia non è contro le espressioni del lessico popolare attraverso i verbali della polizia, ma contro la sottomissione al peccato. Continuiamo a rimanere saldi nella Parola, custodi della purezza delle nostre labbra e testimoni irreprensibili in un mondo che ha smarrito il senso del sacro.