Vediamo per cosa e come accade questo fenomeno a seconda degli ambiti, dai social alle conversazioni quotidiane fino alla predicazione.
Nel dibattito pubblico e sui social media si parla tantissimo di cristianesimo, ma quasi mai come relazione con una Persona. Gesù viene spesso "arruolato" come un simbolo politico o identitario. Viene usato come bandiera nelle guerre culturali nella lotta della tradizione contro progresso, dei valori occidentali contro altre culture, della morale conservatrice contro morale progressista.
Si parla di cristianesimo, di radici, di simboli (crocefissi, presepi, tradizioni), ma Gesù in persona risulta scomodo per tutti — con il Suo messaggio radicale di pentimento, grazia, perdono, amore per i nemici e croce.
Il sistema preferisce usare la religione per dividere le persone in tifoserie, piuttosto che annunciare Colui che salva. Il nemico di Dio vuole la confusione, e l'uomo non fa altro che permettere tale condizione da secoli.
Tra le persone comuni, il nome di Gesù è diventato un tabù, un motivo di imbarazzo o un concetto edulcorato. Per gli scettici e i secolarizzati, Gesù viene ridotto a un semplice "maestro di morale", un "bravo ragazzo dell'antichità" tipo Gandhi o Socrate, svuotandolo del Suo essere il Figlio di Dio e il Salvatore.
Per molti credenti, c'è una forte timidezza spirituale. È facile dire "Credo in Dio", in una "forza superiore" o "nell'Universo", perché sono concetti vaghi che non scontentano nessuno, o semplicemente perchè si ignora la presenza di Dio stesso. Dire "Io credo in Gesù Cristo" richiede invece una posizione netta, espone al giudizio e viene spesso visto come fanatismo (purtroppo). Si preferisce quindi parlare di valori umani generici, lasciando Gesù fuori dalla porta.
Anche dentro le chiese e nella comunicazione religiosa, il rischio di mettere Gesù in secondo piano è altissimo.
Da un lato c'è la tentazione del moralismo e del dogmatismo: si parla tantissimo di cosa si deve o non si deve fare, di dottrina, di liturgia, di peccati e di divieti. Ma le regole senza una relazione con Gesù producono solo religiosità sterile e senso di colpa.
Dall'altro lato c'è la tentazione del "vangelo del benessere", molto forte sui social e nel quale anche alcuni parroci italiani che predicano online ci son caduti dentro.
Insomma, si parla di un Dio che serve a farci stare bene, a darci motivazione, successo o pace mentale, riducendo la fede a una sorta di terapia d'auto-aiuto dove Gesù non è il Signore da seguire, ma un mezzo per ottenere ciò che vogliamo.
Alla fine, la risposta a tutti e tre questi problemi sta in quello che San Paolo scriveva ai Corinzi in ✝️ 1 Corinzi 1:23: «Noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo e per i Pagani stoltezza"».
Gesù viene messo da parte perché Gesù mette in discussione l'io. Se parli solo di "Dio", ognuno può cucirsi addosso il dio che preferisce. Ma quando metti al centro Gesù, devi fare i conti con la Sua croce, con le Sue parole e con il Suo invito: "Seguimi".
Bisogna tornare all'essenziale. La vera apologetica e la vera testimonianza oggi non consistono nel vincere dibattiti sulle regole o sulle tradizioni, nè tantomeno sui versetti con il nostro vicino musulmano, ma nel fare esattamente ciò che manca: tornare a parlare di Gesù, con semplicità, verità e sopratutto vita vissuta. Ricordiamoci che Gesù non cerca chi parla di luce, ma chi diventa luce