Per non menzionare le piscine e le spiagge. Ciò che è capitato per l'abbigliamento nelle spiagge o le piscine, ora si sta verificando anche nelle palestre. Non dimentichiamo che l'inventore del bikini era un depravato il quale, avendo bisogno di fare milioni di dollari, ha finito per strumentalizzare le donne come oggetti da osservare. A distanza di decenni, oggi l'intero mondo ha normalizzato questa sua visione, al punto che non ci domandiamo più se i costumi succinti siano adeguati o meno alla realtà.
Sono sorpreso che non ci siano più uomini sposati e padri di famiglia a farsi sentire su questo argomento, soprattutto considerando quanti malintenzionati ci sono in giro che frequentano piscine e spiagge solo per scattare foto a bambini e ragazzine. Questo è un problema enorme che abbiamo normalizzato e verso cui ci siamo desensibilizzati, specialmente per una cultura che è già devastata e resa invalida dalla dipendenza dalla pornografia.
Insomma, il discorso è molto semplice: oggi moltissime persone si vestono in modi che avrebbero profondamente scandalizzato le generazioni passate. Luoghi pensati per allenarsi, nuotare e passare del tempo in famiglia sono diventati ambienti in cui la modestia viene trattata come una barzelletta. La questione, però, non riguarda solo l'abbigliamento. Riguarda l'onore, l'autocontrollo e il rispetto per gli altri nei luoghi pubblici. Gli uomini dovrebbero custodire il proprio sguardo; le donne dovrebbero vestirsi con saggezza.
Le famiglie non dovrebbero essere costrette a entrare in una palestra o ad andare in spiaggia con la sensazione di aver messo piede in un luogo costruito appositamente per alimentare la concupiscenza. E allora come non denunciare questa situazione? I luoghi pubblici hanno un disperato bisogno di ritrovare il senso del pudore e della modestia.
Soprattutto, come non denunciare le stesse case produttrici di moda che non solo producono semplicemente vestiti sempre più provocanti, ma per naturale conseguenza generano anche mode provocanti, e quindi nell'insieme favoriscono lo sviluppo di una mentalità decadente. Le case produttrici non si limitano a "soddisfare la domanda", ma creano attivamente una cultura. Disegnando capi sempre più succinti (o aderenti) e provocanti, stabiliscono nuovi standard sociali. Ciò che ieri era considerato intimo o inappropriato, oggi viene imposto come "normale" attraverso le vetrine, le pubblicità e le sfilate ed anche veicolate dalle stesse celebrità. Questo genera un circolo vizioso: la moda produce l'abito provocante, poi la società lo normalizza, infine l'individuo sviluppa una mentalità aggressiva ed esibizionista nel mostrare il proprio corpo
Il contrasto più stridente nel cristianesimo risiede proprio qui: la moda commerciale tratta il corpo come un oggetto da mercificare o un'esca per catturare il profitto o semplicemente l'attenzione (i click ed i likes).
Al contrario, la Parola di Dio ci ricorda che il nostro corpo ha una dignità regale e sacra. È proprio per tale motivo che Satana attacca il corpo in ogni modo, come per l'appunto tramite la moda (o la pornografia stessa). E così, per esempio, leggi tra le notizie che capita di essere in visita all'interno di una basilica (come quella di San Paolo a Roma) ed assistere inevitabilmente a situazioni vergognose come giovani ragazze vestite in modo succinto intente a ritrarsi fotografie e selfie in pose stravaganti (davanti alla tomba di San Paolo), finchè non arriva il guardiano che le invita ad uscire. Piccola nota: nessun cristiano ha osato farsi avanti, tutti ad osservare passivamente
✝️ 1 Corinzi 6, 19-20:
«Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!»
Se il corpo è un tempio, l'abbigliamento dovrebbe essere il velo che ne custodisce la sacralità, non un manifesto che ne svilisce il valore spirituale. Non possiamo limitarci a criticare chi indossa certi abiti senza denunciare i veri registi di questa deriva: le grandi case produttrici di moda. C'è una precisa responsabilità industriale dietro il declino della modestia. Producendo intenzionalmente capi sempre più provocanti, queste aziende plasmano una mentalità aggressiva e competitiva nel modo di esibire il corpo.
È un vero e proprio attacco spirituale alla dignità umana. Laddove il mondo vede un'opportunità di profitto e di vanità, la Scrittura ci ricorda una verità immutabile: il nostro corpo è il Tempio dello Spirito Santo. Trattarlo come merce da esibizione significa profanare il disegno di Dio. È tempo che i credenti smettano di finanziare e seguire ciecamente le logiche di un'industria che calpesta sistematicamente il pudore e il rispetto cristiano