E così che trovo sia necessario fermare gli automatismi moderni ed ascoltare la Parola di Dio per capire cosa vuole veramente da tutti noi, prima che noi pretendiamo risposte immediate alle nostre domande o richieste
✝️ Matteo 7:21-23
«Non chiunque mi dice: "Signore, Signore!" entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: "Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome? Nel tuo nome non abbiamo cacciato demoni? Nel tuo nome non abbiamo compiuto molti prodigi?". Allora io dichiarerò loro: "Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!"».
Si possono fare molte riflessioni intorno ai suddetti versetti, ma preferisco citare testualmente la seguente riflessione molto bella e di cui purtroppo ignoro l'autore:
«Non basta chiamarmi Signore. Se il tuo cuore è lontano da ciò che dico, non basta parlare di me se poi non vivi come ho insegnato. Perché molti diranno "io ti conosco", ma io guarderò i loro passi, non le loro parole. Non cerco discorsi perfetti, cerco mani che si alzano per aiutare, cuori che sanno perdonare, occhi che vedono chi è rimasto indietro. Perché ogni volta che hai amato chi non meritava amore, mi hai incontrato. Ogni volta che hai scelto il perdono invece del rancore, mi hai seguito. Ogni volta che hai fatto il bene in silenzio, senza essere visto, io ero lì. Non ti riconosco da ciò che dici davanti agli altri, ma da ciò che sei quando nessuno ti guarda, perché un albero non vive di parole, ma di frutti. E così anche tu, se la tua fede non cambia il tuo modo di amare, se non cambia il tuo modo di reagire, se non cambia il tuo modo di vivere, allora cosa hai davvero ascoltato da me? Non chi dice «Signore, Signore» entra nella vita vera, ma chi fa la volontà del Padre ogni giorno, anche quando costa. Perché non cerco chi parla di luce, io cerco chi diventa luce»
Se da un lato ripetere un titolo due volte ("Signore, Signore") nel linguaggio semitico indica passione, devozione o confidenza, dall'altro lato Gesù sta mettendo in guardia da una religiosità puramente formale, fatta di parole, formule o proclami verbali a cui non corrisponde una reale conversione del cuore. Come mai? Il contrasto principale è tra il dire e il fare. L'appartenenza al Regno di Dio non si misura dalle professioni di fede a parole, ma da un'obbedienza concreta e quotidiana alla volontà di Dio (l'amore, la giustizia, la misericordia).
Persino chi compie grandi opere spirituali nel nome di Gesù (profezie, esorcismi, miracoli) può trovarsi fuori dal Regno. Questo perché i doni spirituali o i successi esteriori non sono automaticamente garanzia di santità o di una relazione intima con Cristo. Non si "guadagna" il paradiso. Gesù non rinnega chi ha sbagliato per debolezza, ma chi ha vissuto nell'ipocrisia operando l'iniquità (in greco anomia, cioè l'assenza di legge e d'amore), senza mai instaurare un vero rapporto con Lui. Ecco cosa fa veramente la differenza per avere la vita eterna. Ed infatti nel linguaggio biblico, "conoscere" significa avere una relazione intima, profonda e d'amore.
Lo stesso concetto viene espresso da Gesù in modo ancora più diretto e sintetico nel Vangelo di ✝️ Luca 6:46: «Perché mi chiamate: "Signore, Signore!" e non fate quello che dico?». E si lega perfettamente nel filo a ✝️ Efesini 5:11 e ✝️ Galati 6:16, ricordando che ciò che conta davanti a Dio non sono i titoli o i rituali esteriori, ma l'essere una "nuova creatura" che vive nella luce e mette in pratica la Parola. Nessuno è esente, me compreso per quanto sono chino al computer allo scopo di mantenere vivo il presente periodico web!