In pochissimi secondi si può far leggere a un computer migliaia di pagine di documenti per ottenere un riassunto conciso e un'analisi. Può creare immagini fotorealistiche di qualsiasi cosa tu voglia, persino interi video che stanno iniziando a ingannare anche chi vive costantemente online. Può trasformare un articolo scientifico in un podcast interessante da ascoltare. Può fare diagnosi mediche, analizzare comportamenti, offrire raccomandazioni e rispondere a domande complesse che tu stesso non sapresti come formulare.
È capitato a tutti di porre domande a ChatGPT su qualsiasi problematica esistente nel proprio contesto o quello mondiale o quello religioso, come la storia di un uomo che chiese a ChatGPT: «se il diavolo fosse un’intelligenza artificiale, cosa farebbe?». E nella risposta non solo ha esplicitato alcune verità assolutamente azzeccate, ma ha persino elaborato un intero piano su come prendere possesso del mondo intero. Insomma una risposta da brividi.
Nella migliore delle ipotesi, l'IA può essere uno strumento straordinario che promette di renderci la vita più facile e più ricca, ottimizzandola ben oltre ciò che l'umanità potrebbe mai fare da sola. La realtà, però, è che l'IA non si esprime sempre al meglio, e i suoi clamorosi scivoloni sono ormai ampiamente documentati.
Si è scoperto che i modelli di IA vanno fuori controllo, cancellano interi database di informazioni, inventano precedenti legali per i documenti dei tribunali, dicono bugie e, a volte, sbagliano semplicemente le informazioni di base. Da allora i modelli sono migliorati e sono diventati più precisi, correggendo alcuni di questi problemi lampanti. E non ho dubbi che arriverà il giorno in cui saranno vicini alla perfezione assoluta, almeno dal punto di vista fattuale. Eppure, rimarrà comunque una tecnologia profondamente difettosa. Per quanto questi errori siano preoccupanti, i difetti più profondi dell'IA non risiedono nella sua imprecisione — cose che un giorno potranno essere sistemate — bensì in caratteristiche intrinseche alla natura stessa dell'IA.
Nella sua recente enciclica, Magnifica Humanitas, Papa Leone XIV individua tre pericoli dell'IA verso i quali dobbiamo rimanere vigili e di cui scriverò nell'articolo successivo
Ci tengo particolarmente nel fare un affondo sul tema IA, poichè la mia figura ha praticato e lavorato nel mondo informatico per l'ambito Design, da ormai 26 anni. Infatti, ho avuto modo di assistere in prima persona a decenni di evoluzioni tecnologiche, oltre che naturalmente vivere ed usare software di ogni tipo e come questi abbiano influenzato enormemente non solo l'andamento nel mercato del lavoro, ma anche il progresso di pensiero del lavoratore stesso. E potrei dilungarmi oltre su come le euristiche di usabilità stiano cambiando radicalmente l'esperienza delle persone e delle aziende con significativi cambiamenti su come percepiremo e vivremo i servizi digitali dal 2030 in poi; ma riserverò un articolo futuro solo su questo aspetto.
Il problema oggi è che il rumore costante della tecnologia anestetizza la vita interiore e impedisce la vera contemplazione e il riposo dell'anima dal quale scaturisce la creatività innata o qualsivoglia altro talento Dio ci ha regalato. Leggiamo quindi:
✝️ Salmo 46:11
«Fermatevi e sappiate che io sono Dio».